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Quando la fede porta alla morte

Pubblicato da Alfonso Pérez Ranchal in Spiritualità · 27/6/2014 22:01:15
Tags: spiritualitàpastoralemalattiamorteguarigionemedicinamiracolo

Nel mese di giugno si è compiuto un anno da quando si è venuti a conoscenza della morte di una credente che ha rifiutato di seguire il trattamento medico per attenuare l’anoressia di cui soffriva. Succedeva in Argentina e la giovane aveva 19 anni.
La nonna, la madre e lei stessa non vollero richiedere assistenza medica perché credevano che Dio era sufficiente per compiere la guarigione.

Dopo la morte di Maria Antonella, così si chiamava la ragazza, la madre ricordava, in una lettera aperta (scrisse anche qualcosa di simile nella sua bacheca di Facebook), che sua figlia era stata liberata da una schizofrenia all’età di 14 anni, che in seguito era accaduta la stessa cosa con una trombosi e che per questo avevano creduto che il miracolo si sarebbe realizzato.

Dopo la morte di Antonella, entrambe le donne, madre e nonna, non hanno fatto neanche un passo indietro nella loro fede, hanno continuato ad affermare che ciò che hanno deciso era la cosa giusta e che Dio aveva semplicemente stabilito l’ora esatta in cui si sarebbe portato via la giovane.

Il caso si aggiunge a una significativa lista di credenti che sono morti perché avevano “fede” in Dio, nel fatto che sarebbero stati guariti da Lui e che per questo hanno abbandonato le cure mediche... nella maggioranza dei casi, sicuramente in base alle parole di qualche “uomo unto”, o “profeta”, o “apostolo” o come, in modo magniloquente, vogliano chiamarsi.

Senza dubbio, non pochi credenti, apprendendo la notizia, si sono scandalizzati e hanno argomentato che Dio usa la medicina per curare e che per questo si deve sia pregare che andare dal medico. Tuttavia gli uni e gli altri commettono un errore essenziale: confondono ciò che è la fede. Pensano che la fede sia una fiducia totale in Dio che lo spinge a muoversi in qualche modo in risposta alla stessa. L’idea è che, se il credente non dubita quando prega, causerà in un modo o nell’altro l’azione divina.

Questo errore può sfociare in conseguenze mortali, come in questo caso, e in molte altre occasioni, in una delusione profonda, visto che ci si aspettava qualcosa da parte di Dio che non si è mai realizzata.

Avere fede diventa così sinonimo di credere senza dubitare, di confidare succeda quel che succeda, non importa cosa abbiamo davanti. Di fatto si arriva a pensare che la fede è provata in questo modo. Perciò si è soliti ascoltare frasi come “Non dubitare, credi”; “Non temere, solo abbi fede”; “Abbi pazienza, Dio risponde sempre”.

Se siamo onesti – e la fede richiede precisamente questo – Antonella, sua madre e sua nonna avevano una fede come pochi, molto più grande di quei cristiani che fanno dipendere la guarigione divina dalla medicina. Avevano chiesto con tutto il loro cuore un miracolo, sapevano che Dio era onnipotente e sicuramente avevano in mente qualche versetto biblico che andava su questo binario. Inoltre non dubitavano sul fatto che Dio non dipende da niente e da nessuno, che ama i suoi figli, e così hanno creduto che il miracolo si sarebbe compiuto. Secondo loro era già accaduto nel passato in altre due occasioni.

Tutte queste ragioni sono le stesse sostenute dalla maggioranza dei credenti comuni, compresi quelli che raccomandano di andare dal dottore. In realtà non esistono differenze di fondo tra gli uni e gli altri, perché i primi credono che Dio agisca in modo diretto e compia molti miracoli in base alla sua misericordia e in risposta alla fede; i secondi credono che Dio si muova soprattutto in modo indiretto (per mezzo della medicina) in base alla sua misericordia e in risposta alla fede. Tuttavia questa azione indiretta sparisce quando si spiega perché si crede, e si prega in questo senso, che Dio controlla tutte le cose comprese le stesse mani del medico. E’ la stessa idea: Dio agisce e controlla tutto in un modo o nell’altro, in base alla preghiera e alla fede, abbiamo quindi “causato” la sua azione.

Ma se ci rivolgiamo alle Scritture è evidente che la fede non è questo e che Dio non agisce così.
È di massimo rilievo Ebrei 11. Curiosamente, nel suo primo versetto si definisce la fede come “certezza”, definizione imparata a memoria da molti; ma nella lista di coloro chiamati da alcuni “eroi della fede” ci sono due parti ben distinte. La prima comincia con quelli che potremmo definire come i trionfatori e i realizzatori di grandi prodezze, ma la seconda non inizia allo stesso modo. C’è un cambiamento, un contrasto enorme, e compaiono quelli che sono morti e che hanno sofferto proprio a causa della fede.

Per alcuni la questione sarebbe molto chiara: questo accade quando Dio mette alla prova la nostra fede. Ma nemmeno questa idea regge, a meno che pensiamo che Dio ha lasciato morire una giovane di 19 anni, che l’ha abbandonata nei suoi momenti più delicati e che ha tradito la sua fiducia, la sua fede, semplicemente perché sua madre e sua nonna imparassero qualche lezione di tipo spirituale e personale. Questo, qualunque sia la prospettiva, mi sembra una immoralità e mi rifiuto di vedere così l’Abba di Gesù.

Torniamo al testo di Ebrei.
La seconda parte chiarisce che, in non poche occasioni, è la fede che complica tutto, che porta la disgrazia al credente. Per quanto uno pensi in modo positivo, per quanto non dubiti e creda, la sua vita può finire in questo stesso istante o attraversare terribili sofferenze. La sua fede è la causa di tutto.

Dunque, è chiaro che la fede ha in se stessa l’elemento di fiducia, il credere, l’accettare che Dio è fedele, ma questo non garantisce la salute, né il successo, né che le nostre preghiere siano esaudite secondo la nostra richiesta. In molte occasioni esiste solo una grande silenzio divino. La fede non sarebbe allora credere che si riceverà ciò che si chiede e neppure avere una fiducia incrollabile nell’opera divina, bensì è un cammino che va dritto alla croce. In questo cammino, le nostre preghiere devono essere focalizzate perché Dio ci dia le forze davanti a ciò che non capiamo e che mai ci saremmo aspettati che potesse succedere a un figlio di Dio. Se queste forze vengono meno nel momento più difficile, non significa assolutamente che abbiamo mancato verso Dio o che la fede sia sfumata. Significa semplicemente che, nella nostra fragilità di esseri umani, siamo crollati.
La fede, così come appare nelle Scritture, è una sequela, un andare dietro le orme del Maestro. Pertanto è un modo di vivere, il risultato di aver sperimentato la grazia trasformatrice di Dio. Una chiamata alla speranza.

Anche la realtà che ci circonda indica questa direzione. Molto oltre quello che vogliamo credere, i segnali sono chiari, la realtà non si lascia piegare dalla nostra soggettività. Non è vero che nei paesi in cui c'è il maggior numero di credenti, e quindi si prega di più, sia minore la quantità di malati e la mortalità. In realtà questi numeri dipendono dalla qualità delle cure mediche e dalla possibilità della popolazione di accedervi.

Se ci focalizziamo sui paesi che compongono l'Europa, questo appare evidente. Questo continente è sempre più distante dalle sue radici cristiane e riformate, tuttavia, la prosperità è molto più grande che in altri luoghi in cui il numero dei credenti è nettamente superiore. I conti non tornano e se Dio intervenisse in base alle preghiere per la salute, per la prosperità e per la sicurezza dei cittadini, le statistiche dovrebbero essere totalmente opposte.

L'Europa è considerato il continente con la maggiore indifferenza religiosa, e quello in cui, di conseguenza, si prega meno, eppure è il continente con meno mortalità per malattia, con una vita di maggiore qualità e con più sicurezza cittadina. Seguendo questa logica, ciò significa anche che le "guarigioni", nell'Europa post-moderna, sono più frequenti che nei paesi in cui si sostiene una idea interventista di Dio ma nei quali le cure mediche non sono alla portata di tutti.

Questi sono i dati generali da cui possiamo trarre delle conclusioni. Dopodiché, ovviamente, appariranno i casi concreti, molto specifici, che bisognerà trattare in questo modo, come specifici e rari. E' precisamente questo ciò che significa miracolo: casi straordinari e non interventi continui.

Uno sguardo ai vangeli ce lo conferma. Gesù realizzò le sue opere potenti in una remota zona del grande Impero Romano e su pochissime persone. Per esempio, nella vasca di Betesda, tra tutti gli infermi che c'erano, ne curò solamente uno. Allo stesso modo, non c'è stata neanche una volta in cui abbia detto, per esempio, che "quel" lebbroso in lontananza era tale perché Dio stava mettendo alla prova la sua fede.

Dobbiamo essere coraggiosi, prendere la vita così come viene e non come ci piacerebbe che fosse. Vivere la nostra spiritualità con un'idea di fede sbagliata e di continue opere miracolose non è altro che una fuga a tanta insicurezza e tensione. Significa anche farsi ingannare e trascinare dai falsi uomini di Dio.

E' normale pregare quando ci succede qualche disgrazia, quando si presenta una malattia, ma la differenza nella guarigione del malato la farà la medicina o la mancanza di essa; basta solo che guardiamo, sgomenti, verso un paese di quelli definiti del terzo mondo, indipendentemente dal numero di credenti che abbia.

La medicina è una scienza e si sa come agisce. Ciò che è tassativo è che questa scienza possa essere alla portata di tutti ugualmente, e allora molti di coloro che ora muoiono o soffrono terribilmente non lo faranno più, cristiani o no. Se questo momento arriverà, allora sì che dovremo ringraziare Dio. I medici sono in questo modo i grandi alleati di Dio.

Ovviamente, le credenze possiedono un potente elemento positivo nella guarigione del malato (la grande influenza della mente sul corpo e qui non sto parlando di una specie di effetto placebo), ma se un gomito si rompe, sarà il medico o la sua assenza a far sì che la persona possa riutilizzare il braccio o meno. Se il gomito guarisce da solo, questo è un miracolo, qualcosa che accade molto di rado e per questo è un miracolo.

Per favore, quando nostro figlio si ammala, andiamo dal dottore. Succeda quel che succeda preghiamo. Dio ci conosce, sa quanto è difficile a volte la vita e come essa ci colpisca e ci lasci senza respiro. Inoltre ci muoviamo con una conoscenza insufficiente in un mondo caduto in cui il bene e il male esistono e si influenzano mutuamente. Nonostante tutto continuiamo a seguire il cammino aperto da Gesù perché egli stesso è colui che ci conduce alla vita, la Vita con maiuscola. Ora non vediamo molte cose con chiarezza ma arriverà il momento in cui vedremo faccia a faccia Colui che ha portato sulle sue spalle la cosa più oscura e terribile dell'esistenza umana. Aspettare quel momento, nonostante tutto ciò che accade, è senza dubbio il significato più essenziale della fede.

"Non c'è sentiero che conduca alla pace che scorra insieme a quello della sicurezza. La pace richiede audacia e, pertanto, è in se stessa una grande avventura che non può mai implicare sicurezza. Sono cose opposte. Esigere garanzia è volersi proteggere. La pace significa consacrarsi completamente al comandamento di Dio, non volere la sicurezza, bensì mettere il destino delle nazioni nelle mani del Dio Onnipotente, per fede e in ubbidienza, senza cercare di dirigerla per i propri benefici egoistici. Le battaglie non si vincono con le armi, ma con Dio. Si vince quando il sentiero conduce alla croce."* | Home |

(Traduzione dallo Spagnolo di Patrizia Tortora)


*Dietrich Bonhoeffer, citato in Metaxas, Eric. 2012. Bonhoeffer, pastor, mártir, profeta, espía. Grupo Nelson, Nashville, Tenesse, p. 241.

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