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Riflessioni sull’amore

Pubblicato da Martin Payba Adet in Spiritualità · 4/9/2014 15:53:02
Tags: SpiritualitàAmore

A causa dell'eccesso di informazione – qualificata o meno – noi cristiani viviamo in un'epoca convulsa in molti aspetti, tra questi l'incremento della diversità teologica. Aumentano sempre più sottogruppi religiosi con dottrine e sfumature diverse, che abbandonano l'essenza del cristianesimo dietro una spessa nebulosa. Per questo motivo, tempo fa mi sono posto alcuni interrogativi: che cos'è indispensabile? Quale atteggiamento cristiano è indiscutibile? Qual è la direttiva cardine e inconfondibile in mezzo a tante dottrine?

Il problema della risposta è che non sembra molto difficile da enunciare e per questo è frequentemente considerata un'ovvietà. Gesù dice che tutta la legge e il messaggio dei profeti si riassume nell'amare Dio e nell'amare il nostro prossimo come noi stessi (Mt. 22:34-40). L'apostolo Paolo aggiunge che, se non faccio ogni cosa con amore, non mi serve a niente. Nessun dubbio sulla categoricità di queste affermazioni.  L'amore è la cosa più importante e, in teoria, lo sappiamo tutti. Ma non finisce qui. La questione mette in gioco altre tematiche.

La grande domanda che segue è: cosa implica amare? Oppure, ancora più profonda e praticamente insondabile: Cos'è l'amore? Anche se Gesù non ha dato una definizione teorica sull'essenza dell'amore, l'ha illustrata nella parabola del figliuol prodigo, quando si avvicinò a la donna adultera e quando guarì un lebbroso, tra i molti esempi. Diverse manifestazioni con una tonalità in comune. Nella prima lettera ai Corinzi, capitolo 13, l'apostolo Paolo non ci dice cos'è l'amore, ma come è. Pertanto, abbiamo alcune piste da seguire.

La mia intenzione, in ciò che segue, è trasmettere alcune idee al riguardo. Senza pensare a una definizione precisa, propongo di rispondere aggiungendo alcuni sinonimi che, pur non equivalendo da soli al concetto di amore, lo contengono in qualche misura.
Se penso all'amore come un riconoscimento, come qualcosa che si apprezza, allora voglio anche dire che lo accolgo, che lo desidero accanto, che lo ricevo, che non lo metto da parte, anzi che lo attraggo verso di me. Amare implica abbracciare completamente. Amare è accettare ciò che è conosciuto.

Per questo, non posso amarmi veramente se prima non mi conosco. L'oracolo di Delfi non si sbagliava nell’ordinare all'uomo di conoscere se stesso. Questo significa che non mi è possibile entrare in contatto con qualcosa senza averne un'idea o ignorandola. Non posso accogliere ciò che è indefinito. Non posso afferrare un oggetto se non ne conosco i contorni. Per tutto questo, insisto a dire che per amarmi - per amarmi davvero - devo conoscermi e palpare i miei propri limiti.

Amarsi significa apprezzarsi, accettarsi, persino quando ci sono cose che non sono considerate degne di stima dai nostri esigenti schemi mentali. Tuttavia, amare non significa approvare tutto ciò che è dentro di noi. Dare il benvenuto a un pensiero malvagio non significa approvarlo. A questo punto è necessario chiarire che quando dico "dare il benvenuto", sto affermando che riconosco la presenza di quel pensiero in me e non lo nego.
Per fare attenzione e per proteggermi devo conoscere me stesso, le mie necessità e le mie carenze, le mie insicurezze e le mie paure. Devo accettare tutta la mia miseria. Non appena le mie parti oscure e represse si manifestano nella mia coscienza, posso essere responsabile di scegliere come vivere grazie al potere dell'amore. E' così che mettiamo in pratica l'amore per noi stessi. Rimane, però, un'altra questione. Questa è solo una parte del percorso.

In secondo luogo, sono chiamato a conoscere l'altro e a accettarlo. Accettare i suoi bisogni, dare valore alla sua sofferenza o alla sua gioia, come se si trattasse di me stesso. Questa reciprocità è indispensabile. "L'idea espressa nella Bibbia – Ama il prossimo tuo come te stesso – implica che il rispetto per la propria integrità e unicità, l'amore e la comprensione di se stessi, non possono separarsi dal rispetto, l'amore e la comprensione verso l'altro individuo" afferma Erich Fromm. Praticamente, se non ho imparato a prendere atto della mia rabbia e del mio risentimento, difficilmente posso accettare questi sentimenti in un altro; le sue parole susciteranno una reazione sgradevole e una difesa ostile da parte del mio ego. Il risultato – velato o meno – sarà il rifiuto, che è senza dubbio uno dei drammi dell'uomo.

Pertanto, l'amore – secondo me – è una coniugazione di rispetto, stima, accettazione, benevolenza e accoglienza. Non è un atto in se stesso, ma un atteggiamento. E' un condimento che dà sapore al nostro modo di agire, in forma sottile ma di profondo impatto sull'altro.
Se Dio ci accoglie così come siamo, nella nostra miseria, dobbiamo fare lo stesso con noi stessi nella medesima condizione e accogliere ugualmente gli altri. E' la spirale dell'amore.

Dio dà valore alla nostra vita e, come racconta il salmista, non disprezza le nostre lacrime. Non chiede da dove vengano, ma le raccoglie semplicemente, le considera preziose e significative. Allo stesso modo dovremmo comportarci con noi stessi e con l’altro, con tutto il bagaglio che porta sulle spalle. Dobbiamo trattare la sua vita con rispetto, come faremmo con qualcosa di fragile e di molto prezioso.

Scott Peck, psichiatra cristiano statunitense, insiste sul fatto che il vero amore implica crescita spirituale. Sono d’accordo, credo infatti che il dono più grande dell’amore è ottenere lo sviluppo e la crescita spirituale di un’altra persona. Contuttociò Peck evidenzia che “la persona che ama veramente, che dà valore al carattere unico e diverso della persona amata, si opporrà certamente a supposizioni del tipo – Io ho ragione, tu sbagli; so meglio di te cosa ti conviene fare. – Infatti, si ama principalmente rispettando l’autonomia.

E’ solo allora quando, dietro ogni atto d’amore, arriva questa spinta dolce e priva di coercizione verso la spiritualità dell’altro, l’impulso verso la libertà, verso il rendere l’altro un essere responsabile e maturo, un essere consapevole, capace di amare anche il suo prossimo. Che Dio ci aiuti a rendere questo una realtà quotidiana, a disporci a servire giorno dopo giorno, non necessariamente in modo formale in un’attività programmata, ma continuamente con il prossimo che ci è stato dato – come nel caso dei nostri genitori e fratelli – o che abbiamo scelto per la vita – come i nostri coniugi.

Se siamo veramente capaci di amare, avremo nelle nostre mani il potere soprannaturale di Dio. Sotto la legge dell’amore saremo davvero liberi e potremo dire, come Sant’Agostino nella sua omelia: “Ama e fai ciò che vuoi: se taci, taci per amore; se gridi, grida per amore; se correggi, correggi per amore; se perdoni, perdona per amore: Che esista dentro di te la radice della carità; da questa radice non può fiorire altro che il bene”.
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(Traduzione dallo spagnolo di Patrizia Tortora)

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